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Rifugiati e campi rom: i cittadini del Municipio VII vogliono soluzioni “decise e umane”

La Comunità Territoriale del Municipio VII scende in campo per chiedere "di ascoltare le associazioni dei territori periferici, già stressati dalla cronica carenza di servizi". Evitando "rimpalli di competenze".

Immagine di repertorio

Il possibile arrivo di altri immigrati nel territorio municipale, oltre ad alimentare lo scontro politico, è un tema che desta molta apprensione tra i cittadini. Le associazioni ed i comitati di quartiere, che da tempo si misurano con i fenomeni migratori, vogliono soluzioni decise ed umane. Ed allo stesso tempo chiedono la possibilità di essere ascoltate.

SOLUZIONI DECISE ED UMANE -  Facendosi interprete  delle istanze di comitati ed associazioni, la Comunità Territoriale del VII ha maturato una riflessione che  abbraccia questioni da tempo rimaste insolute nei quartieri del Municipio.  “Il problema dei rifugiati stranieri nella nostra città va affrontato seriamente” ha premesso il portavoce Maurizio Battisti, che ha poi aggiunto come anche la questione dei campi rom, pur se molto diversa da quella dei rifugiati, merita un intervento urgente. “Occorre che il Prefetto, unitamente al Ministero dell’Interno, competente per i rifugiati e il Comune competente per la gestione dei campi rom affrontino queste situazioni con decisione, umanità e competenza”.

IL CAMPO DELLA ROMANINA - C’è un dato, piuttosto oggettivo, che Battisti ha ritenuto utile sottolineare: “Il territorio del VII Municipio  già contribuisce all’accoglienza”. E lo fa, dando ospitalità a  strutture per i rifugiati stranieri come palazzo Selam alla Romanina, ma anche  con la presenza di due campi rom. In particolare, riferendosi al campo di via Schiavonetti, “ arrivato nell'autunno del 2008 e situato in mezzo ad una strada”, si chiede che venga  “delocalizzato”, anche perchè sei anni fa era stato presentato come “provvisorio”.

LA BARBUTA E' INGESTIBILE - Dal campo di via Schiavonetti, la riflessione si sposta su quello di via Barbuta, “situato su un terreno dichiarato inadatto perché insistente sopra la falda acquifera della sorgente Appia e sotto il cono di atterraggio dell’aeroporto di Ciampino. E' cresciuto nel numero di insediati – ha osservato il portavoce della Comunità territoriale – ed ora che sono più di 600,  è divenuto ingovernabile ”.

ASCOLTARE I CITTADINI - Cosa fare dunque, a fronte di situazioni la cui gestione sembra sia sfuggita di mano? “Chiediamo al Prefetto e al Sindaco di Roma di intervenire con urgenza per ricondurre sia l’insediamento dei rifugiati a ‘palazzo Selam’ che quello dei Rom alla ‘Barbuta’ ad una condizione di civiltà”. Inoltre la Comunità Territoriale del VII chiede, al fine di evitare “il rafforzarsi di posizioni xenofobe e di situazioni conflittuali come quelle di Tor Sapienza”, di “non scarircare i problemi sulle periferie già stressate da un deficit storico e crescente di servizi”. Al contrario, per il portavoce Maurizio Battisti, Prefetto e Sindaco devono cercare la strada del confronto. “I comitati dei cittadini e le associazioni che operano nel territorio vanno ascoltati”. Possibilmente, “Evitando di nascondersi dietro la burocrazia degli uffici e lo scaricabarile fra assessori e autorità prefettizia”.

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