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Rastrellamento del Quadraro, Roma non dimentica: corone di fiori per le vittime del “Nido di vespe”

I Municipi VII e V commemorano le 947 persone catturate durante il rastrellamento deponendo al Quadraro corone e mazzi di fiori. Raggi: "Roma non dimentica e si stringe alle famiglie delle vittime"

La capitale non ha dimenticato la data del 17 aprile Le restrizioni imposte per evitare il contagio da Covid-19 non permetteranno manifestazioni pubbliche. Ma le istituzioni hanno comunque deciso di commemorare le vittime del rastrellamento.

La commemorazione

“Con il Municipio V andremo a depositore delle corone e per quanto ci riguarda anche un mazzo di fiori  – ha fatto sapere Monica Lozzi, presidente del Municipio VII – anche in un momento di emergenza è importante ricordare le vittime del passato. E’ anche grazie a loro se siamo diventati, oggi, un paese libero. E come Municipio non possiamo certo dimenticare una pagina drammatica che, oltre ad essere importante nel nostro territorio, lo è anche per la storia d’Italia”.

Il Valore Civile

Dal 2004 il quartiere è stato insignito della medaglia d’Oro al Valore Civile. Invece i sopravvissuti al rastrellamento, nel 2018, sono stati nominati dal Presidente Sergio Mattarella Commendatori al merito della Repubblica Italiana.  "Oggi e' il 76esimo anniversario del rastrellamento nazista del Quadraro – ha rammentato la Sindaca Raggi con un tweet -  Oltre 2 mila cittadini romani catturati nelle loro proprie case. Roma ricorda le vittime e si stringe alle loro famiglie. #RomaNonDimentica" ha aggiunto la Sindaca che, nel 2018, ha consegnato personalmente gli attestati di commendatori a Renato Corsi, Sergio Frezza, Giovanni Mola, Oreste Prosperi, Giuseppe Schiavoni, Umberto Spadoni ed ai famigliari di  Guido di Roma, scomparso poco prima della cerimonia.

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La vicenda

Sono tante le ferite rimaste nel quartiere dopo la drammatica iniziativa condotta dalle truppe nazifasciste. Alle prime luci dell’Alba, agli ordini del comandante Kappler, scattò l'operazione "Balena". I nazifascisti circondarono la borgata, bloccandone le vie d’uscita. Il nido di vespe, che dava riparo agli ebrei sopravvissuti e che reclutava i partigiani impegnati nelle battaglie di Resistenza, doveva subire una durissima lezione. Tutti gli uomini dai 15 ai 60 anni, senza distinzini, vengono rastrellati e temporaneamente radunati negli studi di Cinecittà. Una stroria drammatica, raccontata per anni dai sopravvissuti come Sisto Quaranta, recentemente scomparso. E tramandata alle nuove generazioni, spesso attraverso iniziative pubbliche, spettacoli, opere artistiche. L’emergenza Covid 19 non consente di proseguire in questa tradizione. Ma non per questo, la Capitale, le sue istituzioni, i romani, hanno smesso di ricordare una data che resta fortemente impressa nella Memoria collettiva. 
 

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