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Rastrellamento del Quadraro: la storia di De Sisti e Welby

Giancarlo De Sisti e Piergiorgio Welby avevano una cosa in comune: i loro padri furono catturati durante il rastrellamento del Quadraro. Storie di calcio e resistenza venute alla luce grazie al lavoro di Pierluigi Amen ed Aulo Mechelli

Il mausoleo dedicato alla vittime del rastrellamento del Quadraro

E’ impossibile raccontare tutte le storie degli uomini che, il 17 aprile del 1944, vissero il drammatico rastrellamento del Quadraro. C’è chi però sta cercando di farlo, raccogliendo informazioni e dati, per non lasciare che le vittime di quella pagina buia, restino soltanto dei numeri.

Due storie incrociate

Pierluigi Amen da anni è impegnato su questo fronte. E grazie al suo infaticabile lavoro, Roberto Consiglio ha ricostruito, il portale “gioco pulito”, la storia di due padri “illustri”: Alfredo Welby e Romolo De Sisti. Il secondo, scomparso nel 1995 a Rocca Priora, è stato il papà del centrocampista giallorosso Giancarlo “Picchio” De Sisti. Il primo invece, venuto a mancare nel 1998, era il papà di Piergiorgio Welby, morto nel 2008 dopo una dura battaglia per il riconoscimento della pratica d’eutanasia assistita.

Romolo De Sisti

Alfredo e Romolo furono vittime del rastrellamento che le truppe guidata da Kappler, eseguirono all’alba di settantasei anni fa. Romolo era un conducente della STFER (poi divenuta STEFER) e guidava i tram che garantivano il collegamento, tramite la Tuscolana, tra i Castelli Romani e la Capitale. Fu tra le oltre 750 persone, tra i 15 ed i 55 anni, che vennero ammassate negli studi di cinecittà prima di essere inviate nel campo di lavoro di Fossoli. Durante il viaggio però riuscì a saltare giù dal treno che, partito da Firenze, era diretto nella cittadina emiliana. Vagabondò per giorni prima di rientrare a Roma, il 4 maggio del 1944.

Alfredo Welby

Anche il padre di Piergiorgio Welby anche riuscì ad evitare la deportazione a Ratibor, la cittadina della Slesia dove poi si procedeva a smistare le vittime del rastrellamento. Alfredo Welby, come anni dopo Giancarlo De Sisti, aveva indossato la divisa giallorossa. Con la Roma aveva infatti disputato la stagione 29-30 e giocò anche con la Reggina. Concluse la carriera nel 1938 in serie C, con la squadra dell’azienda per cui lavorava, la MATER. Per evitare d’essere inviato in Polonia, racconta Roberto Consiglio, dovette indossare il cartellino d’un compagno di camerata che era nel frattempo morto. Nel viaggio in direzione dell’ospedale riuscì a scappare e prima di raggiungere la Capitale, venne ospitato grazie ad una conoscente, in una clinica per non vedenti. Riuscì a tornare a Roma solo il 22 agosto del 1944, quattro mesi dopo il rastrellamento.

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Un prezioso contributo

La storia di Alfredo Welby e di Romolo De Sisti è stata tramandata, con i dettagli legati alla loro prigionia, grazie alle certosine ricerche di Pierluigi Amen. Un lavoro che è stato reso possibile, come lo stesso storico ha riconosciuto, grazie alla collaborazione di Aulo Mechelli, funzionario dell’Anagrafe Capitolina che venne incaricato dalla Sindaca Raggi ad eseguire, coni suoi addetti, importanti ricerche anagrafiche sulle persone rastrellate e le loro famiglie. Aulo Mechelli è deceduto l’8 aprile 2020 a causa del Covid-19. Il lavoro che ha svolto, invece, è destinato a durare nel tempo.
 

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