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Parco degli Acquedotti, chiesta una targa per ricordare la scuola voluta dal parroco delle baracche

Una petizione per la "Scuola 725" di Don Sardelli

Nella foto Don Sardelli. Dal film "Non dimenticare"

Acquedotti e baracche. Un binomio tristemente diffuso durante gli anni del dopoguerra. Nel Municipio VII, gli insediamenti di questo genere non erano rari. Al "Mandrione" come all'Appio Claudio, la vita di migliaia di persone si è consumata all'interno di strutture fatiscenti. Tuguri di cartone o lamiera, privi di servizi igienici, illuminazione, riscaldamento. Nel parco degli Acquedotti, in quegli anni di estrema e diffusa povertà, si è però tentato di reagire. Ed oggi, attraverso una petizione, si vuole restituire dignità ad un'esperienza molto peculiare, nata grazie alla tenacia di un parroco. 

La raccolta firme

"Vorremmo fosse  messa una targa nel Parco i in ricordo della Scuola 725" annuncia Dario Piermarini, portavoce del Settimo Biciclettari. Il ciclista ha infatti lanciato una raccolta firme su Change.org, che sta raccogliendo già molte adesioni. "La Scuola 725 era in realtà un doposcuola che Don Roberto Sardelli realizzava all'interno delle baracche, per offrire ai bambini che le abitavano, la possibilità di un riscatto sociale". La petizione, in meno di ventiquattro ore, ha raccolto più di duecentocinquanta sottoscrizioni.

Il ricordo del Dopoguerra

Tra il 1936 e il 1973 non sono state poche le famiglie, arrivate soprattutto dal Meridione, che si sono rifugiate tra gli archi dell'Acquedotto Felice.  Centinaia di persone hanno popolato quegli insediamenti dove spesso, il sostentamento, veniva ricavato dagli orticelli realizzati davanti le baracche. Il freddo, il caldo, il rischio di contrarre malattie, in un periodo in cui si moriva per una broncopolmonite, era alto. Ed a restarne più esposti sono soprattutto stati i bambini. Quelli verso cui Don  Roberto Sardelli parroco di San Policarpo, rivolse la sua attenzione. Di questo sacerdote che decise di andare proprio a vivere con i baraccati, rimangono anche testimonianze  scritte. Quell'esperienza è stata raccontata in più occasioni da giornalisti e sociologi. Manca invece un riconoscimento "in loco". Da qui nasce l'idea di dedicare una targa alla scuola 725 "affinchè il ricordo di quell'Italia del Dopoguerra, delle difficoltà di tante famiglie e dello spirito di solidarietà, non svanisca nel tempo".

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