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Don Bosco, addio al commercio di prossimità: centoventi negozi hanno chiuso i battenti

Organizzata una passeggiata nel quartiere, tra le saracinesche abbassate. Luparelli (Cinecittà Bene Comune): “INPS ed ENASARCO devono abbassare i prezzi. Altrimenti qui apriranno solo bar e sale slot”

Una saracinesca abbassata in via Stilicone

Sono tanti i negozianti del Tuscolano che hanno alzato bandiera bianca. E, di contro, sono pochi i commercianti al dettaglio che resistono. Nel popoloso quartiere di Don Bosco, un terzo delle vetrine ha ormai la saracinesca abbassata.

I numeri della crisi

“In via Flavio Stilicone su 224 serrande ben 66 sono chiuse, mentre in viale San Giovanni Bosco su 118 serrande ben 56 sono abbassate e inutilizzate, pari a circa la metà delle attività” racconta Alessandro Luparelli, portavoce di Cinecittà Bene Comune. “Hanno chiuso insegne storiche come il negozio di elettrodomestici Bonfantini. Ma anche la Bottega Equo e Solidale, dal 2012, ha lasciato via Flavio Stilicone. Stesso discorso per il bar Pompeo, per lo spazio sociale ‘81’ di via Calpurnio fiamma”. L’elenco delle attività che hanno abbandonato il quartiere è davvero consistente.

La passeggiata di denuncia

La maggior parte dei locali commerciali, che rimangono con i battenti chiusi, sono di proprietà degli Enti. INPS, ENASARCO, “ma ci sono anche immobili sequetrati, ed altri del Comune di Roma che restano inutilizzati” fanno notare gli attivisti di Cinecittà Bene Comune che, per segnalare il problema, nel pomeriggio di mercoledì 18 dicembre si sono dati appuntamento per una passeggiata nel quartiere. Con l’occasione, sulle saracinesche abbassate, hanno deciso di sistemare un poster. Si tratta di una lampadina colorata, alta circa un metro e mezzo. Serve per ricordare alle istituzioni che serve un’idea.

No a sale slot e pizzerie al taglio

“Non vogliamo che qui aprano soltanto sale slot, pizzerie al taglio e bar. A noi piacerebbe vedere invece vetrine dietro cui lavorano artigiani locali, attività sociali, commercianti che offrono prodotti di qualità. Ma per riportarli a Don Bosco servono prezzi calmierati. INPS, ENASARCO e Comune devono cambiare strategia”. L’operazione del “salotto urbano”, lanciata dal Municipio VII, non ha finora prodotto gli effetti sperati.

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Il salotto urbano: un tentativo di rilancio

Duecento metri di via Flavio Stilicone sono diventati pedonali, non senza le proteste di quanti hanno dovuto rinunciare al loro posto auto. Ma non ci sono state ricadute positive sul commercio al dettaglio. “A noi risulta che, nell’area pedonale, siano stati messi in vendita solo due negozi dell’INPS. Ma la base d’asta è stata di 78mila euro” ha fatto notare Luparelli. Troppo, se si punta a far riaprire gli oltre 120 negozi che, attualmente, restano chiusi al pubblico. I tavoli da ping-pong, le panchine e gli alberi posizionati dal Municipio VII contribuiscono senz’altro a migliorare il decoro urbano di via Stilicone. Ma da soli non bastano. Per il rilancio del quartiere, serve il contributo anche degli enti previdenziali.
 

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