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Roma Tre: laurea ad honorem per Don Sardelli, il Parroco delle baracche

Negli anni Sessanta e Settanta ha insegnato e vissuto con i poveri accampati nel parco degli Acquedotti. Al Parroco delle baracche va ora una laurea in "Scienze pedagogiche"

Nella foto Don Sardelli. Dal film "Non dimenticare"

Mercoledì 21 novembre, nell'aula magna della facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre, verranno rilasciate due lauree honoris causa. Una sarà consegnata ad Edith Bruck, poetessa ungherese sopravvissuta ai campi di Auscwitz e Dachau. L'altra sarà conferita a Don Roberto Sardelli, il parroco della scuola 725.

Un tesoro da riscoprire

Il nome di Don Sardelli, nella periferia romana, si lega ad una fase di trasformazione urbanistica e sociologica molto imporante. Un contesto  raccontato anche da Pier Paolo Pasolini nel film Mamma Roma, ambientato peraltro nella stessa zona. "Don Sardelli, come Don Gioacchino Rei prima di lui, suscitano la stessa reazione che hanno i residenti quando visitano le Tombe Latine. Ce l'hanno vicino casa, ma non le conoscono. E quando le scoprono ne restano innamorati – valuta  Francesco Laddaga, ex consigliere del Municipio VII e fondatore dell'Archeomitato – si tratta di due figure di sacerdoti che hanno vissuto a contatto con il popolo in un periodo storic, caratterizzato da una società profondamente divisa e che, in questo territorio, era fortemente legata all'ex PCI".  Una sorta di anomalia.

La scuola 725

Sardelli, giovanissimo parroco di San Policarpo, nel 1968 fa infatti una scelta coraggiosa. Decide di andare a vivere tra i poveri accampati al parco degli Acquedotti. "In un periodo storico in cui c'erano i baraccati italiani, Don Sardelli mette in piedi una scuola, alla baracca 725 – ricorda l'ex consigliera comunale Erica Battaglia – e lo fa perchè immaginava che lo studio fosse l'unico strumento a disposizione per formarsi una coscienza critica, per avere un riscatto sociale". In quella stanzetta poco illuminata, i giovani potevano leggere il giornale, confrontarsi su temi d'attualità, uscire da una condizione di emarginazione importante. 

Un modo diverso di vivere il '68

"Celebre è diventata la lettera scritta al sindaco. Un gesto anche di grande impatto per i ragazzi della scuola perchè li riscattava dalla loro condizione di invisibili" ragiona Battaglia . Con il sacerdote crebbe anche una generazione di sociologi. "Con lui andarono molti volontari che scelsero un modo diverso di fare il proprio '68 – ricorda l'ex consigliere comunale – persone ora mature che mercoledì andranno a Roma Tre per  celebrare il riconoscimento". La laurea sarà conferita honoris in scienze pedagogiche.

Il tributo del territorio

"E' giusto non dimenticare un uomo, oggi molto anziano, del quale si rischia di perdere la memoria e che invece andrebbe fatto conoscere. Anche a livello simbolico mancano dei riconoscimenti, si pensi che  l'unica targa che gli era stata dedicata, anni fa è andata distrutta" racconta Laddaga. Il prestigioso riconoscimento di Roma Tre contribuirà a tramandare la storia del sacerdote a cui, il territorio, è rimasto legato. Come dimostra il ciclo d'incontri dal titolo "Il futuro ha radici antiche" che proprio Laddaga e Battaglia hanno aperto con una passeggiata nel parco degli Acquedotti. "Il primo incontro l'abbiamo voluto dedicare a Don Sardelli" dicono. Evidentemente il territorio e le tante famiglie che nelle baracche hanno abitato, non hanno smesso di ricordarlo. Anche a prescindere da una targa che non c'è più.

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