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Quadraro: l'importanza di tifare alla Ernesto

La sua bancarella imbardata è impossibile non notarla. Per il quartiere è un simbolo che durante i mondiali diventa meta di pellegrinaggio per l'intera città: ecco la storia di Ernesto

Ernesto ha 67 anni ma la sua passione lo fa sembrare un ragazzino. Tifa Roma anche se è di origini siciliane e il suo amore per la capitale e i colori giallorossi lo hanno convinto a stabilirsi sin da adolescente al Quadraro.

Cinecittà è un quartiere popolare ma per antonomasia ricco di storie, di idee, di fantasia. Ernesto ne rimane affascinato e girandolo in lungo e in largo ne conosce ogni angolo. Lo studia a fondo, ne scopre i segreti e dopo diversi lavori ("cocomeraro" e venditore di alberi di Natale tra i tanti) l'arzillo tifoso decide di stabilirsi tra via Tuscolana e Via dei Levii e cominciare un'attività che lo renderà un beniamino del quartiere.

Ormai dagli anni '70 Ernesto vende maglie, bandiere, cappellini e qualsiasi oggetto utile per tifare la Roma, la Lazio e soprattutto la nazionale. Se si desidera il "kit completo" del vero tifoso non si può non far visita a questo vero e proprio bazar.


La particolarità di Ernesto però risiede altrove. La sua passione lo ha portato ad escogitare una sua personale forma di "auto-promozione". Non si pubblicizza su Internet, né sui tanto acclamati social network. Ernesto ha semplicemente "colorato" l'intera via in cui lavora, rendendola riconoscibile anche per i pendolari più distratti, che scendono o salgono la caotica e trafficata via Tuscolana e che non possono non notare la sua bancarella e la sua merce variegata.

Parlando con Ernesto o chiedendo di lui nel quartiere ti rendi subito conto che per molti è quasi un'istituzione, e che in molti apprezzano la sua capacità di ridare colore e vita ad una traversa altrimenti spoglia. Ernesto ti guarda orgoglioso e ti racconta di come ha passato il nastro tricolore intorno agli alberi, di come ha appeso le bandierine tra i lampioni e di come sia riuscito a convincere i condomini dello stabile di fronte alla sua bancarella a permettergli di appendere il suo massimo orgoglio: una gigantografia di Totti e De Rossi che alzano la Coppa del mondo.

E' lui stesso che ti ci porta e che ti indica i suoi due idoli. Gli chiediamo se qualcuno si è mai lamentato per i suoi addobbi e se ha mai "avuto problemi". Lui si fa scuro in volto, addirittura più scuro della sua abbronzatura da uomo del sud che lavora da sempre all'aperto e sotto il sole. Poi ti spiega tutto serio che ci tiene a rispettare il decoro del quartiere e le basilari regole civiche e che leverà gli addobbi dopo il mondiale.

Fosse per noi lasceremmo tutto dov'è, che quei colori e quelle bandiere ravvivino davvero e non danno fastidio a nessuno, aldilà del mondiale e delle sorti della squadra azzurra. Anche al riguardo Ernesto si fa tutto serio: "nessun problema, vince l'Italia, come nel 2006".

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