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"Lucha y Siesta non si vende": migliaia di persone dicono no allo sgombero

Presentato il comitato popolare che cercherà di rilevare l'immobile finito nel concordato preventivo di Atac. C'è tempo fino al 15 settembre, poi Lucha y Siesta subirà il distacco delle utenze

Lucha y Siesta, la conferenza stampa. Foto DIRE

Migliaia di adesioni. Tante sono le persone che, nel pomeriggio di sabato 7 settembre, si sono recate al civico 10 di via Lucio Sestio. Lo hanno fatto per esprimere solidarietà al centro antiviolenza finito nella lista degli sgomberi. 

La vendita dell'edificio

L'immobile, di proprietà dell'Atac, rientra nel patrimonio con cui l'amministrazione Raggi tenta di far cassa per salvare l'azienda dei trasporti dal fallimento. Per questo il 15 settembre le donne ospiti del centro antiviolenza, insieme ai loro figli, subiranno un distacco delle utenze: il primo passo verso lo sgombero.

La versione del Comune

"Atac, a seguito della nomina delle liquidatrici, ha effettuato un sopralluogo in questa struttura- ha aggiunto la delegata- in quel frangente, proprio per la loro condizione di occupanti, le ospiti non si sono fatte identificare. Questo ha causato un'accelerazione da parte del Tribunale - che é l'unico ente incaricato a decidere tempistiche e modalità - nelle pratiche di sgombero" ha spiegato Lorenza Fruci, delegata della Sindaca Raggi alle politiche di genere. Fruci si è presentata alla conferenza stampa ed ha annunciato che "il Comune si sta occupando della presa in carico di queste donne anche per far sì che non paghino penalmente la loro mancata identificazione". Essere smistate in altre strutture, ottenere un tetto sopra la testa, non è però l'obiettivo che cullano le ospiti e le attiviste di Lucha y Siesta.

Lucha y Siesta modello di cittadinanza attiva

"Assistere le donne vittime di violenza non significa solo fornire un letto per loro e per i loro bambini, come farebbe il Comune di Roma, ma offrire loro sostegno psicologico, legale e culturale  - hanno spiegato le attiviste -  'Lucha y siesta' è  infatti un modello di cittadinanza attiva che va ben oltre la missione antiviolenza". Come ricordato anche da Chiara Franceschini, una delle responsabili del progetto " Questa è una struttura che pratica accoglienza senza chiedere nulla in cambio. Da anni svolgiamo un servizio che il Comune di Roma non e' in grado di offrire, nonostante i proclami esclusivamente propagandistici. Mentre annunciano azioni di contrasto infatti, tagliano i fondi destinati alle donne vittime di violenza".

Il lancio del comitato popolare

Per salvare Lucha y Siesta quindi si punta sulla fondazione di un comitato popolare che ha l'obiettivo di favorire iniziative per la raccolta fondi entro il 15 settembre. Una sorta di azionariato popolare, per contrastare la cessione dell'immobile, che è stato lanciato da una suggestiva campagna di comuinicazione. Su molti monumenti, nella notte tra il 5 ed il 6 settembre, ha fatto la sua comparsa la scritta "Vendesi". L'immagine è stata proiettata su beni comuni e monumenti come la Piramide, il tempio di Vesta, la basilica di San Paolo fuori le mura. Un' iniziativa, curata da un anonimo artista, che rappresenta solo uno dei tanti modi con cui, la società civile, sta manifestando solidarietà al centro antiviolenza

La raccolta fondi e la corsa contro il tempo

Il comitato, lanciato durante la conferenza stampa, oltre al supporto delle presidenti onorarie Lea Melandri, Federica Giardini e Adele Tulli,  ha incassato anche quello di Francesca Koch, presidente della Casa delle donne, del fumettista  Zerocalcare, di Action Aid, del Circolo Mario Mieli e di Banca Etica e Produzioni Dalbasso, come consulenti per l'organizzazione del crowfounding. La rete sociale creata a supporto di Lucha y Siesta è di alto profilo. Ma il compito non è semplice. La corsa contro il tempo, per salvare il centro antiviolenza, è ufficialmente cominciata.

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