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Luchadoras contro la Raggi: 600 manifesti di lottatrici messicane a sostegno di Lucha y Siesta

Nuova iniziativa artistica a favore del centro anti-violenza del Quadraro. Dal deposito Atac di Porta Maggiore ad Ostiense, centinaia di manifesti ritraggono le Luchadoras, le lottatrici messicane

Le Luchadoras sui muri di via Prenestina: foto Agenzia DIRE

Seicento manifesti sono stati affissi, nella notta del 4 marzo, sui muri del Quadraro, della Prenestina, di Ostiense e Trastevere. Il circondario del deposito Atac di Porta Maggiore, rimessa storica dei tram capitolini, né è stato riempito. 

Le Luchadoras

I manifesti ritraggono tutti delle Luchadoras. E’ la nuova iniziativa messa in campo per sostenere il centro antiviolenza del Quadraro. L’immobile, rientrato nel concordato preventivo di Atac, sta per essere messo all’asta. Tra le proteste delle attiviste che vi operano, delle donne che ancora vi risiedono e degli artisti che continuano a mobilitarsi in suo sostegno.

I manifesti firmati dagli artisti

I disegni delle combattenti messicani, di cui sono stati riempiti i muri cittadini, sono frutto di una call su Instagram. L’artista Rita Petruccioli, dopo la prima disegnata da Hogre nel novembre del 2019, con l’hastag #drawthisinyourstyle ha chiamato a raccolta il mondo degli artisti. Tantissime le adesioni ed i disegni. Hanno partecipato alla call Sara Pichelli, Zerocalcare, Gipi, Zuzu, Davide Toffolo, LRNZ, Ale Giorgini, Samuel Spanò, Elena Casagrande, Gloria Pizzilli, Lorenza Di Sepio, Riccardo Guasco, Maicol & Mirco. Dal web i disegni sono poi stati scaricati, stampati e, nella notte tra il 4 ed il 5 marzo, affissi sui muri cittadini.

Artisti a sostegno di Lucha y Siesta

Non è la prima volta che gli artisti scendono in campo a sostegno del centro antiviolenza.  A settembre 2019 su alcuni monumenti cittadini come il Pantheon, l'Altare della Patria e la bocca della Verità è apparsa una provocatoria scritta luminosa: “vendesiroma”. Con quella proiezione il mondo dell’arte era riuscito ad attirare l’attenzione di turisti e cittadini che, al momento di scattare le foto, hanno visto mutare la scritta nella frase “sostituito "Lucha y Siesta non si chiude. Compriamocela”. E proprio per raccogliere i fondi utili all’acquisto dell’immobile, altri artisti hanno donato opere originali, lo scorso dicembre, per l’ asta “Matite per Lucha”. Quella dei manifesti, dunque, è la terza iniziativa, in pochi mesi, che viene fatta dagli artisti di tutto il paese per contestare la decisione del Campidoglio di non salvaguardare l’esperienza del Quadraro. Cosa che implica, di fatto, anche preservare l’ex sottostazione ferroviaria di via Lucio Sestio, dalla vendita.

Le donne trasferite

Mentre i muri della città si riempiono dei provocatori manifestini delle lottatrici messicane, il Campidoglio ha rilasciato un altro comunicato su Lucha y Siesta. Lo ha fatto per ricordare che “continua il lavoro dell’Amministrazione Capitolina per accogliere in strutture protette le ultime donne vittime di violenza occupanti l’immobile Atac in via Lucio Sestio”. Nello specifico, con una nota, Roma Capitale ha voluto ribadire che “sono stati completati i trasferimenti nelle strutture in cohousing dedicate alle nove donne, insieme ai bambini, che si trovano in una fase avanzata del percorso di fuoriuscita dalla violenza”. Invece “per altre tre donne sono stati invece riservati posti nei circuiti delle Case Rifugio, con sorveglianza H24 e indirizzo segreto, perché ancora in una fase del percorso che necessita di massima protezione – si legge nella nota - tuttavia è poi arrivata dall’associazione Lucha y Siesta la comunicazione del rifiuto, da parte di due di questi nuclei. Il terzo, invece, “è attualmente in contatto con i servizi sociali municipali”. Per quanto riguarda le utenze, fanno sapere dal centro antiviolenza, sono ancora tutte attive.

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