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Lucha y Siesta, consegnate le chiavi dei primi appartamenti: 9 vittime di violenza vivranno in cohousing

Il Campidoglio ha annunciato il trasferimento delle prime ospiti del centro antiviolenza. Replica Lucha y Siesta: “Alcuni appartamenti consegnati sono privi di mobilio o di acqua calda”

Una delle stanze destinate a Lucha y Siesta

I primi nuclei famigliari, hanno lasciato il centro antiviolenza di via Lucio Sestio. Il Campidoglio, nella giornata in cui è partita la mobilitazione per l’annunciato distacco delle utenze, ha fatto sapere di aver consegnato le chiavi dei nuovi appartamenti.

Iniziato il trasferimento

“I primi 9 nuclei famigliari sono già entrati nelle loro nuove case” ha fatto sapere Roma Capitale, specificando che si tratta di “appartamenti in cohousing” di cui beneficiano “donne che si trovano in una fase avanzata del percorso di fuoriuscita dalla violenza”. Non tutte le ospiti di Lucha y Siesta hanno però lasciato il centro che, dalla mattinata del 25 febbraio, ha annunciato il presidio permanente.

Un immobile all'asta

L’immobile, un’ex sottostazione ferroviaria, rientra nel patrimonio che Atac dovrà vendere per evitare il fallimento. “E’ oggetto della procedura di concordato da cui dipende il futuro di 11mila famiglie e le liquidatrici hanno comunicato che sarà messo all’asta il 7 aprile” ha sottolineato il Campidoglio ribadendo che “l’Amministrazione ritiene che non possa essere messo l’immobile che sarà presto venduto all’asta, bensì il futuro delle donne che vi si trovano all’interno”.

La replica di Lucha y Siesta

Non tutte le ospiti del centro antioviolenza hanno accettato il trasferimento proposto da Roma Capitale. “Delle 14 donne che abitavano a Lucha y Siesta, solo 9 hanno ottenuto appartamenti in cohousing. Appartamenti che in alcuni casi sono stati consegnati privi di mobilio essenziale o senza acqua calda, in un clima di violenza che ha reso un passaggio solitamente positivo e felice un momento drammatico - hanno fatto sapere da Lucha Y Siesta - Al momento ci sono 5 donne e 3 bambini che ancora abitano nella Casa”.

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Lo spazio femminista

Intanto prosegue la mobilitazione a sostegno del centro antiviolenza. Perché, com’è stato ricordato dalle attiviste, "Lucha y Siesta non è un immobile, è uno spazio femminista liberato 12 anni fa dal degrado e dall'incuria e trasformato in un punto di riferimento sociale e politico”. Uno spazio che però è destinato ad essere venduto ma che, ha ribadito nella giornata del 25 febbraio la consigliera regionale Marta Bonafoni, può contare sul supporto della Regione che ha stanziato 2,4 milioni di euro per acquistare il bene e per far proseguire la sua esperienza. La partita non è conclusa. Il centro antiviolenza è ancora abitato e sono state centinaia le persone che, nella giornata in cui sono state avviate le procedure per il distacco delle utenze, sono andate ad esprimere la propria solidarietà. “Lucha non si spegne” continuano a dichiarare le attiviste. I primi trasferimenti però, con la formula della coabitazione, sono già stati accettati.

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