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Casa delle Donne, Lucha y Siesta è sommersa d'affetto: "Riparte la mobilitazione"

La rete è in fibrillazione: tantissimi attestati di solidarietà alla centro antiviolenza Lucha y Siesta che il 15 settembre rischia lo sgombero. Rilanciata la mobilitazione

La rete sommerge d'affetto Lucha y Siesta. La Casa delle Donne del VII Municipio, un tempo sottostazione Cecafumo, sta per essere sgomberata. L'immobile rientra nel concordato preventivo di Atac e per questo, il 15 settembre, i suoi ospiti dovranno lasciare la struttura. Una decisione contro la quale il web è entrato in fibrillazione.

Gli attestati di solidarietà

Sono oltre 160mila le persone, le associazioni ed i comitati che hanno manifestato la propria solidarietà al centro antiviolenza di via Lucio Sestio. Alcuni lo hanno fatto tramite i social network, altri scrivendo un'email alle istituzioni cittadine a cui si chiede un ripensamento. "Il numero (160.402 ndr) – fanno sapere da Lucha y Siesta – lo abbiamo ricavato facendo una media, per difetto, di tutte le interazioni che la nostra richiesta di aiuto ha suscitato in rete".

La battaglia mediatica 

Lorenza Fruci, delegata della Sindaca alle politiche di genere, aveva annunciato di essere "da settimane al lavoro per trovare una soluzione che tuteli queste fragilità  tramite una presa in carico in strutture alternative". Per ora non le alternative non sono state individuate e così, l'invito a rinunciare "alla battaglia mediatica" che "non è la strada per tutelare le persone che vicono nell'immobile Atac occupato dalle attiviste" è stato respinto al mittente.

L'affetto del web

"È arrivata una valanga di solidarietà e di affetto dentro la Casa delle Donne Lucha y Siesta - si legge in una nota pubblicata dalle attiviste - La straordinaria attivazione di questi giorni ha riguardato singole persone, collettivi, sindacati, cooperative e rappresentanti della politica, tutte e tutti per costruire la città che vogliamo e la comunità che combatte per ottenerla. La strada sarà lunga e in mano abbiamo la convinzione che ogni energia bruciata lasci i corpi per entrare in un tutto unico e pulsante, un motore continuo di libertà".

No al trasferimento

Tra i 160mila attestati di solidarietà c'è sicuramente quello di Marta Bonafoni. La consigliera regionale se la prende con "la sindaca e la sua amministrazione" che "dopo anni di silenzio e di tavoli andati deserti pensano di cavarsale ricollocando le donne e i bambini ospitati nella struttura". Una scelta che, secondo Bonafoni, è miope in quanto non mette a fuoco il contesto in cui queste realtà agiscono. Una cornice fatta di relazioni sociali intessute con le operatrici e le persone che " mattoncino dopo mattoncino" hanno offerto il proprio contributo alla trasformazione di un'immobile dismesso in un centro antiviolenza.  

La mobilitazione continua

La mobilitazione comunque continua.  In via Lucio Sestio si lavora alla controffensiva. Una "nuova azione" è stata annunciata già nei prossimi giorni. "Diamo appuntamento a tutt* per giovedì 5 settembre ore 18,30 a Lucha y Siesta - si legge sul sito della casainternazionaledelledonne - per riprendere a immaginare, costruire e rilanciare insieme le prossime mobilitazioni".  

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