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Palazzo Selam, il Municipio VII lancia un appello al governo: "Lavoriamo sull'integrazione"

Presentato un dossier sulle condizioni delle 800 persone che vivono nel palazzo occupato. Lozzi (M5s): "Il governo intervenga con politiche post accoglienza"

Presentato in Municipio VII il secondo rapporto di Cittadini del Mondo su "Palazzo Selam: la città invisibile". L'organizzazione di volontariato, dal 2006 presente all'interno dell'edificio occupato con un proprio sportello socio sanitario, ha ripercorso la storia dell'occupazione. Ma soprattutto ha dato voce alle disperate condizioni dei migranti che, talvolta con minori al seguito, hanno trovato rifugio all'interno del palazzo di via Arrigo Cavaglieri, alla Romanina.

Palazzo Selam e Cittadini del Mondo

Palazzo Selam era originariamente una struttura dell'università di Tor Vergata. Occupata nel 2006 è arrivata ad ospitare fino a 1200 migranti. Oggi lì vivono almeno 700/800 persone, alcune delle quali "transitanti". Si tratta cioè d'individui che, per sfuggire  al regolamento di Dublino e poter raggiungere così altri paesi europei, hanno tentato di non essere identificati. La gran parte degli "inquilini" dell'edificio in via Cavaglieri, arrivano da paesi quali Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan. Si tratta soprattutto di migranti di sesso maschile, titolari di protezione internazionale, che alla Romanina trovano il supporto di Cittadini del Mondo. In tal modo, coloro che non riescono ad iscriversi al servizio sanitario, sono assistiti. Gli altri vengono invece indirizzati verso i servizi sanitari. Da qualche anno è stata messa a loro disposizione anche una biblioteca interculturale, con libri in lingua d'origine. La biblioteca è però stata appositamente dislocata al Quadraro. Com'è stato chiarito nel dossier, si è trattato d'un escamotage utile per spronare gli abitanti di Palazzo Selam a vivere altre zone della città, uscendo dal ghetto.

Palazzo Selam e le istituzioni locali

Alla presentazione del dossier, avvenuta grazie ad un tavolo tutto al femminile, era presente anche l'amministrazione municipale. "Appena eletta presidente ho cercato di avviare un rapporto di collaborazione con Cittadini del Mondo ed ho visitato l'interno del palazzo – ha spiegato la minisindaca Monica Lozzi –  Così facendo ho potuto vedere le condizioni estemamente critiche in cui queste persone vivono". Secondo il rapporto dell'organizzazione di volontariato, c'è un bagno alla turca ogni 19 persone ed una doccia ogni 33. Per non parlare della rete idraulica, insufficiente a sopportare gli scarichi delle cucine. Le stanze inoltre, realizzate con il carton gesso, sono prive di finestre. L'aria quindi che circola, a causa del sovraffollamento, diventa rapidamente insalubre.

I numeri del dossier

"Lo chiamano il palazzo della vergogna – ammonisce  uno dei tanti migranti che vivono nell'edificio – ma noi non ci vergognamo. Semmai deve essere il governo a farlo, che ci lascia in queste condizioni". Le storie di vita, raccolte nel secondo dossier e lette durante la conferenza stampa, lasciano il segno. Sono pochissime le persone che hanno un lavoro con contratto (appena il 16%) e per molti di loro palazzo Selam diventa una vera e propria casa, un rifugio disperato dove vivere per periodi medio lunghi. Il 41% di loro infatti, vi abita per più di 5 anni.

La politica italiana dell'accoglienza

"Palazzo Selam è l'emblema della politica italiana sull'immigrazione. Una politica inesistente perchè, dopo la prima accoglienza, queste persone vengono abbandonate a loro stesse. Non hanno un punto di riferimento per avviare un processo d'integrazione – riflette la presidente Lozzi – ad oggi i governi nazionali hanno scaricato su comuni e municipi i bisogni di queste persone, senza fornire però agli enti locali gli strumenti e le risorse per dare le gisute risposte". Il risultato, ha ricordato la minisindaca, è che queste persone, disperate, vengono intercettate anche dalla criminalità organizzata. 

Bussare alla porta del governo

La soluzione è complicata. Oltre che proseguire nella collaborazione con encomiabili realtà quali "Cittadini del mondo", la presidente del Municipio propone di gettare il cuore oltre l'ostacolo. "Penso che possiamo cominciare bussare alle porte di questo nuovo governo che – avverte la Presidente Lozzi – non può limitarsi a rispondere lasciando alle porte gli immigrati, perchè bisogna cominciare a rispondere mettendo in campo politiche volte all'integrazione".

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