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Osteria del Curato: “Quella rotatoria non serve a nessuno”

I residenti, preoccupati per l’abbattimento dei tigli, segnalano la “scarsa ratio di una rotatoria che dovrebbe fluidificare il traffico che non c’è”

L’abbattimento dei tigli  e dei lecci che insistono su via Via Santa Caterina Albanese, continua a destare preoccupazione tra i residenti di Osteria del Curato. Ma mentre fino a qualche settimana fa, si chiedeva  semplicemente di non tagliarli e di spostarli in altra sede, adesso la richiesta è cambiata. Infatti viene contestata la natura stessa dell’operazione che determinerà la rimozione delle alberature, pagata con gli oneri a scomputo previsti per alcune edificazioni nella zona.

UN'OPERA SOVRADIMENSIONATA - Il Comitato di Quartiere e la Comunità Territoriale del Municipio VII, hanno scritto una lettera al Presidente Fantino, all’Assessore Municipale ai Lavori Pubblici Morgia ed all’Assessore Capitolino alle periferie Paolo Masini.  Oltre a chiedere ai rappresentanti istituzionali un incontro, al fine di garantire la salvaguardia degli alberi trentennali, rilevanti per il patrimonio ambientale pubblico” sono state prodotte altre osservazioni. Al centro della contestazione, rafforzata da un’email inviata al solo Assessore Masini, c'è la rotatoria prevista tra via Cinquefrondi e via S. Caterina Albanese “E' sovradimensionata rispetto al flusso veicolare locale. A riguardo – scrivono Elio Graziani, Presidente del CdQ e Maurizio Battisti, Coordinatore della Comunità Territoriale -  riteniamo, che gli oneri consortili avrebbero potuto avere una destinazione meglio rispondente a esigenze reali e più avvertite nel territorio”.

LA RICHIESTA D'INCONTRO - Graziani poi, nell’email inoltrata all’Assessore alle Periferie, fa notare che quelle rotatorie “ servirebbero a fluidificare un traffico che non c'è, ma che sta probabilmente  solo nella testa di chi le ha disegnate e di chi ne ha approvato il progetto”.  In sostanza, tra lettere ed email i residenti continuano a  palesare il loro disappunto per un'opera che sembra proprio non convincerli. Ed allo stesso tempo, tornano a chiedere di incontrare i referenti istituzionali, cui offrono “piena disponibilità”, al fine di risolvere una questione che dal territorio  è vissuta con “viva preoccupazione”.

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