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I Rom nel Municipio X: il Campo di La Barbuta e l’inclusione mancata

Il Presidente municipale Sandro Medici ragiona sulla modalità emergenziale del Piano Nomadi e analizza gli scarsi risultati prodotti, in termini d'integrazione, con la realizzazione del Campo di La Barbuta

I Rom, nel Municipio X, sono presenti con diversi insediamenti e da moltissimi anni. Uno in particolare, però, è stato frequentemente oggetto di attenzione da parte dei media: il Campo attrezzato costruito a La Barbuta, sul confine col Comune di Ciampino, considerato per molti aspetti il fiore all’occhiello del cosidetto Piano Nomadi. Ne abbiamo parlato con Sandro Medici, candidato Sindaco con Repubblica Romana ed attuale Presidente del Municipio X.

UN APPROCCIO EMERGENZIALE - “Il  Piano Nomadi, come pomposamente è stato definito dalla destra – ha premesso Medici -  in sostanza si è concretizzato in centinaia e centinaia di sgomberi e nella realizzazione di un unico campo,  che è quello de La Barbuta. Tutto ciò ha rappresentato, come al solito, un modo  emergenziale di ragionare intorno ad un problema; un’impostazione anche molto costosa – ha osservato il minisindaco - che si  potuto dispiegare grazie alla complicità di un ministro razzista come Maroni  e che non ha prodotto alcun risultato, se non l’inasprimento dei rapporti sociali e della percezioni dei Rom e dei Sinti da parte della popolazione. Tra l’altro questa è stata una pratica sanzionata dall’Unione Europea ed ancor prima è stata impugnata dai tribunali che hanno negato che ci fosse un’emergenza. Ed in effetti non è che ci fosse una reale emergenza – considera Sandro Medici - Al di là del taglio che loro hanno dato alla questione, il risultato è stato assolutamente deludente perché non mi sembra che ci sia una nuova stagione nelle relazioni tra i Rom e la città, anzi, abbiamo assistito ad un braccio di ferro continuo caratterizzato da numerosi sgomberi”.

LA BARBUTA E GLI ACCORDI SALTATI - Sul territorio che Sandro Medici, come Presidente del Municipio X, ha amministrato per due mandati, il campo nomadi di La Barbuta, come accennato in apertura, è quello indubbiamente più noto. “ A proposito di La Barbuta, voglio far notare che questo campo è stato realizzato fuori anche da quel minimo di rapporto che c’erano stato con il nostro ente di prossimità. Noi, come Municipio, col Prefetto avevamo avuto degli incontri, ma da quando il Commissario per l’emergenza è diventato il Sindaco, non sono più stati rispettati gli accordi presi e quindi invece di 400 persone ora lì dentro ce ne staranno 600 o 700. Si dovevano sistemare i nomadi che stavano nel vecchio campo ed invece ne è stata sistemata solo una parte, con la conseguenza di aver generato un paradosso: da una parte c’è un nuovo campo attrezzato e dall’altra, appena fuori dal primo, ci sono gli altri Rom”.

GLI SCARSI INVESTIMENTI PER L'INTEGRAZIONE - C’è un tema, che il Presidente Catarci, come anche hanno fatto altri amministratori municipali di centro sinistra, ha evidenziato: la scarsa attenzione data ai processi d’inclusione. “  Io poi volevo segnalare – riprende Sandro Medici -  che non ci sono finanziamenti per l’integrazione scolastica, ed in generale penso che questa politica dei campi vada superata,  perché è intollerabile che in una città civile come Roma, si provino a risolvere dei problemi di attrito sociale, creando dei campi di concentramento.  Meglio utilizzare quei soldi per politiche di  accompagnamento delle famiglie in percorsi finalizzati all’ integrazione, all’ accesso ai servizi. Il problema dei Rom si acutizza maggiormente costruendo questa segregazione. Più li tieni fuori, più li chiudi nei campi e più alimenti la percezione che c’è un problema. Se invece li aiutassi a integrarsi, e  non dico con politiche abitative perchè non ci sono case per nessuno e dunque neppure per loro…” riconosce il Presidente Medici

LE VALUTAZIONI FINALI - In sintesi, conclude il candidato Sindaco  “a  me pare  un gioco sadico: tu fai di tutto per acuire questa percezione di refrattarietà nella comunità Rom e questo ti consente di fare politiche di segregazione. In generale possiamo concludere che, se prima stavano nella polvere e nel fango, e adesso vivono nelle casette, sotto questo punto di vista va ravvisato un miglioramento nella loro vita materiale. Ma dal punto  di vista dell’integrazione- conclude Sandro Medici -  il problema  permane”.

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